Al via la quarta edizione di Poliorama, la rassegna itinerante organizzata dall’associazione culturale “Villa dei suoni” Il programma completo, organizzato anche per questa edizione dall’Associazione Villa Dei Suoni, con la direzione di Maria De Filippis, verrà illustrato prossimamente.

Sotto il segno della qualità, della valorizzazione dei talenti locali e della varietà degli artisti e dei generi, questo è il percorso che accompagnerà il pubblico da aprile a luglio, con Poliorama 2014 IV edizione, attraverso un itinerario multisensoriale, in cui gli ascoltatori saranno stimolati contemporaneamente anche dalle installazioni di pittori, scultori e fotografi e dalla presentazione di libri di autori di rilievo.

 

Poliorama 2014 - locandina (uso web) RGB

 

 

Il primo incontro è fissato per venerdì 11 aprile 2014 h 20,30 al Caffè Vergano in Via Amendola 128 Bari dal titolo:

UNA CAUTA SAPIENZA

Connubio quanto mai appropriato tra il medico-scrittore Paolo Maggi e la formazione Calixtinus, artisti con la passione per la ricerca e con il forte richiamo all’introspezione.

Primo appuntamento della rassegna POLIORAMA nell’antico Convento delle Carmelitane Scalze in Via Amendola 128/b Bari.

Composito il programma della serata:

Il primo protagonista sarà il Prof. Paolo Maggi, con il suo ultimo lavoro “UNA CAUTA SAPIENZA – Il medico, la parola e la cura”, dalla collana di medicina narrativa I Diamanti – Giulio Perrone editore; lo presenta GIANRICO CAROFIGLIO.

A seguire la formazione CALIXTINUS  eseguirà un concerto dal titolo: Cantigas de Santa Maria.

L’evento sarà accompagnato da un percorso fotografico a tema, curato di B. Retrò ed introdotto dalla presentazione delle attività dell’Associazione A.V.O. di Bari Onlus – Progetto “Sempre bella” Banca della Parrucca.

INGRESSO LIBERO

La serata sarà conclusa con : Vespertina – cena su prenotazione (posti limitati)

Info/pren 3496113475

 

Il primo volume della nuova collana iDiamanti

la nuova collana di medicina narrativa (clicca qui per maggiori dettagli)

 

 

foto libro paolo

LA CAUTA SAPIENZA

Definire il rapporto tra scrittura letteraria e dato biografico non è mai stato un compito facile per il critico, eppure è un passaggio inevitabile in quanto l’arte di raccontare non può prescindere dall’esperienza vissuta da chi scrive e da chi legge.

Le narrazioni che raccontano l’arco della vita umana tendono a concentrarsi sulle grandi passioni, per lo più amorose, tralasciando spesso le sofferenze causate dalle vicissitudini che il corpo attraversa. Di tale squilibrio a favore dell’anima si lamentava già negli anni ’20 Virginia Woolf, in un appassionante saggio sulla malattia, dove si chiedeva che fine fanno in letteratura tutte le sofferenze che provengono da stati patologici.

L’appello della Woolf sembra essere stato raccolto dalle recenti generazioni di scrittori, di medici e di pazienti – figure che spesso in questo caso tendono a sovrapporsi e a fondersi – che a partire dalla seconda metà del Novecento hanno cominciato a prendere sempre più consapevolezza nel descrivere le fasi del percorso di malattia, guardando allo stato patologico come a una parte naturale della vita. Tali narrazioni, a oggi molto diffuse, rappresentano parte di un movimento culturale che dagli inizi degli anni ’70 in America cerca di riavvicinare il concetto di humanitas alla pratica medica e alla vita patologica più in generale. Le Medical Humanities, rappresentate negli Stati Uniti dalle figure di critici come Rita Charon, Arthur W. Frank ed Elaine Scarry e scrittori quali Richard Selzer, oltre a incrociare i saperi umanistici e letterari con quelli scientifici della medicina, tendono a riavvicinare le figure che interagiscono nel segmento di vita caratterizzato dalla patologia scegliendo appunto il terreno dei rapporti umani, luogo comune che unisce, se non altro nelle intenzioni, in questo caso, pazienti, medici, parenti, infermieri, dirigenti, tutti gli operatori che contribuiscono, tra le asperità di sempre, a regolare la vita nelle strutture di cura.

Raccontare le storie di questa umanità che attraversa le differenti fasi del percorso patologico è certamente compito della letteratura, il cui terreno è anche quello delle cose dolorose, come affermava alla fine dell’Ottocento il dottor Arthur Conan Doyle, raggruppare queste voci, isolarle per metterle in risalto, ponendo l’attenzione sulla bellezza che dalla sofferenza deriva è compito del lavoro del critico e dell’editore che non intendono lasciare che tali voci si confondano nel mare sempre più opaco delle mescolanze dei generi, detriti del postmoderno abbandonato.

 

La Collana I Diamanti vuole essere filo solido e visibile che unisce e dà direzione, senso ai racconti che esprimono il viaggio che il corpo intraprende nel momento in cui dei sintomi si manifestano sul corpo e le caratteristiche, il nome, la durata di una patologia, vengono definiti. Come ebbe a sottolineare la Woolf, quei momenti di passaggio generano, alimentano o trasformano passioni, le stesse che tutta la letteratura ha da sempre messo in evidenza e narrato. Movimenti dell’anima che “I Diamanti” vogliono mettere in luce per quelli che sono, con una certa quantità di realismo, per dirla come il dott. Arthur Conan Doyle, e una sana dose di distanza critica, elementi fondamentali per una corretta prassi clinica.

Ma se è vero che la buona pratica medica si ottiene anche tramite un utilizzo consapevole delle arti di lettura, ascolto e interpretazione dei segni, non si può non considerare come le forme con cui ciò accade sono infinite e in continuo mutamento; di conseguenza, le forme narrative non possono che essere definite in modo da leggere la mutazione, l’evoluzione come il filo conduttore che raggruppa tutte le forme, tutti i punti di vista, tutte le storie che “I Diamanti” andranno ad ascoltare, raccogliere e raccontare.

 

 

Rassegna Stampa

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